Friday, April 2, 2010

We are for System Change, not Climate cahange.


Angela, a young environmental activist and university student has written this piece and posted in Facebook. She has written this in Italiano.I am posting this as it is in Italiano.
URL: http://www.facebook.com/kannaiyan?ref=profile#!/note.php?note_id=380520552206
English version of the article is also published here.
Kannaiyan

Questo febbraio Subramaniam Kannayan è venuto a trovare la Comunità in Resistenza Intifada di Ponte a Elsa. Kannayan è un’attivista indiano del movimento degli agricoltori del Tamil Nadu ed ha partecipato alle proteste a Ginevra contro il WTO e a Copenhagen contro il Cop15.
È stata un’occasione per tornare a riflettere su importanti temi socio-polico-economico-ambientali.
L’attivista indiano ci ha raccontato le conseguenze in India dei Negoziati di Libero Commercio del WTO (Doha Round), relativi al settore agricolo, negoziati che progressivamente hanno messo in pratica gli enunciati della Globalizzazione, smantellando il sistema dei Mercati Continentali (versioni su scala mondiale riconducibili in qualche modo al nostro Mercato Unico Europeo) con l'abolizione delle tasse doganali (o quanto meno la riduzione a minimi termini di queste ed allo stesso tempo un intervento analogo sui sussidi agli agricoltori, laddove questi esistevano)tra i paesi che lo stipulavano. Questo trattato permette a merci prodotte da multinazionali di paesi industrializzati di essere vendute a prezzi molto bassi in paesi in via di sviluppo. In India, per esempio, viene venduto grano proveniente dall’Australia, zucchero dal Brasile e latte dall’Europa.
I contadini indiani, privi dei sussidi dello Stato e detentori di tecnologie arretrate, contrariamente alle multinazionali, si trovano obbligati a vendere i loro prodotti a prezzi molto bassi. Tutto ciò non gli permette di competere con i prodotti industriali e questo meccanismo finisce per tagliarli drammaticamente fuori dal mercato. Considerando che il 70% della popolazione indiana lavora nell’agricoltura e nel piccolo allevamento, vivendo e sostenendo le proprie famiglie solo con queste,non c’è da stupirsi se i casi di suicidio di contadini crescono vertiginosamente di anno in anno nel suo paese. La terra è un mezzo di sostentamento per coloro che la coltivano, mentre questo meccanismo insano di esportazione di prodotti a basso costo e scarsa qualità permette solo di continuare ad arricchire chi già è ricco e potente, andando anche gravemente a discapito della salute ambientale a causa dei lunghi trasporti che le merci percorrono.
Un altro argomento affrontato è stato quello degli OGM. Kannayan sostiene :<<>>.
Per comprendere questa frase e quanto sia elevato l’interesse delle multinazionali alla diffusione di prodotti OGM, potrebbe bastare sapere che le grandi aziende americane pagano importanti sussidi alle università Indiane per la ricerca sugli organismi geneticamente modificati. Ma non finisce qui. Un seme manipolato in laboratorio, per le sue caratteristiche chimico-molecolari, ha bisogno di un certo tipo di fertilizzante, commercializzato solo dalle multinazionali stesse. Infine una pianta che nascerà da un seme OGM avrà semi incapaci di mettere in atto i meccanismi naturali per la propria riproduzione. Ciò costringe l’agricoltore di prodotti OGM a dover ricomprare ogni anno i semi , creando un meccanismo di dipendenza totalmente a favore delle multinazionali.
Oltre agli importanti interessi economici che ruotano intorno all’uso di OGM, è infine fondamentale considerare che una scelta del genere porta alla perdita della naturale biodiversità dei semi, poichè ogni seme porta in sé la storia del luogo in cui si è evoluta la generazione di piante che lo ha prodotto. Kannayan ci ha ricordato che, se mentre prima in India esistevano oltre 100 varietà di riso, oggi ne esistono solo un 20ina.
L’attivista chiede retoricamente <>
In ultima istanza il nostro amico attivista ci ha permesso di riflettere sulla mancanza di senso che oggi ha l’allevamento industriale di animali a scopo alimentare. È stata una riflessione che al vertice del problema ha messo in evidenza l’immenso sperpero di beni come Terra ed Acqua, utilizzate per coltivare il cibo per il bestiame stesso o presunti biocombustibili (invece di pensare ad energia rinnovabile). L’industrializzazione della carne sta privando il mondo intero di importanti risorse naturali e in cambio fornisce altrettanto importanti prodotti inquinanti, provenienti dalle industrie di allevamento, di macellazione e di trasporti, senza parlare delle scarsa salubrità del prodotto in sé. La posizione ferma di Kannayan è che il cibo coltivato dagli uomini non può essere destinato a sfamare gli animali dei grandi allevamenti, ma deve essere usato per sfamare per gli esseri umani. La coltivazione della terra deve servire per il sostentamento della vita delle persone.
Dal nostro incontro con Subramaniam Kannayan non sono emerse solo denuncie ma anche possibilità alternative che ognuno di noi dovrebbe prendere in considerazione ed abbracciare come proprie. L’attivista insegna : <>. Dobbiamo abbandonare questo modello di capitalismo che si sviluppa promuovendo un consumo sempre più insaziabile, tanto da portare inevitabilmente alla privatizzazione di beni collettivi. Un esempio tra i più eclatanti e recenti in Italia è l’acqua, o il trasporto pubblico, l’istruzione e la sanità.
Dobbiamo sostenere le attività agricole locali e boicottare i prodotti delle compagnie multinazionali, già smodatamente ricche. Il commercio dovrebbe sostenere produttori e consumatori, promuovendo un’attività di scambio diretta tra persone dello stesso territorio, mentre al momento, sotto la logica delle multinazionali, sta dissanguando entrambi. Kannayan sostiene che: <<>>. Dobbiamo abbandonare la convinzione che siano “le cose” a renderci felici e lavorare su noi stessi, unici esseri da cui scaturisce il nostro benessere, con cose semplici e quasi sempre non materiali.



English version of the article

Last February Kannayan Subramaniam has visited the Comunita' in Resistenza Intifada in Ponte a Elsa (Florence, Italy). Kannayan is an activist of the Indian Farmers Movement of Tamil Nadu and had participated in protests against the WTO in Geneva and against the COP15 in Copenhagen.  It was an opportunity to return to reflect on important socio-economic-environmental-Police issues.

The Indian activist told us about the consequences in India of the Free Trade Negotiations in the WTO (Doha Round), relating to agriculture. These negotiations have gradually put into practice the tenets of globalization by dismantling the system of Continental Markets versions on the world scale related in some way to our European Market with the abolition of customs duties (or at least the reduction of these into minimum terms and at the same time a similar operation on farm subsidies, where these exist) between the countries that stipulated them. This treaty allows at goods produced by multinationals in industrialized countries to be sold at very low prices in developing countries. In India, for example, there is the sale of wheat from Australia, sugar from Brazil, and milk from Europe.
The Indian peasants, deprived of state subsidies and holders of backward technologies, unlike corporations, are forced to sell their products at very low prices. All this does not allow them to compete with industrial products, and this mechanism ends up dramatically cutting them out of the market. Considering that 70% of India's population works in agriculture and small scale farming, living and supporting their families by those activities alone, it's no wonder that cases of suicide by farmers grow dramatically from year to year in this country. The land is a means of livelihood for those who cultivate it, and that this system of export of unhealthy products with low cost and poor quality can only continue to enrich those already rich and powerful. And last but not least, the export is so badly at the expense of environmental health, due to the long transport distances involved.
Another topic addressed was that of GMO. Kannayan says: “The control of the farmers' seed, is the control of life in the world.”
To understand this phrase and how high the interest of the multinational spread of GMO products, could be enough to know that American companies pay large subsidies to major Indian universities for research on genetically modified organisms. But that is not all. A seed manipulated in the laboratory for chemical and molecular characteristics, needs a certain type of fertilizer, marketed only by the multinationals themselves. Finally, a plant that will be born from a seed GMO, has seeds incapable of putting in place the mechanisms for their natural reproduction. This forces the farmer of GMO products have to buy back the seeds every year, creating a mechanism dependent totally in favor of multinational corporations.
In addition to the important economic interests that revolve around the use of GMOs, it is then important to consider that such a choice leads to loss of natural biodiversity of the seeds, as each seed carries within it the history of the place where it has evolved to generate plants that produced it. Kannayan reminded us that, while first in India there were over 100 varieties of rice, today there are only a 20th.
The activist asks rhetorically: “Why does the government continues to insist upon using GMO seeds, if the People, consumer or producers, express their opposition to them?

Ultimately our friend activist has allowed us to reflect on the lack of a sense that today has farming animals for food. It was a reflection at the top of the problem has highlighted the enormous waste of assets such as land and water, used to grow food for livestock, or the same alleged biofuels (instead of thinking about renewable energy). The industrialization of the meat is depriving the world of important natural resources and in return provides equally important pollutants, from industries rearing, slaughter and transport, not to mention the poor health of the product itself. The firm position of Kannayan is that the food grown by men can not be used to feed large herds of animals, but must be used to feed on humans. The cultivation of the land must serve for the sustenance of peoples' life.
From our meeting with Subramaniam Kannayan complaints emerged not only complaints, but also alternative possibilities that each of us should consider and embrace as our own. The activist teaches: “If the consumer culture remains the same, then the system does not change.” We must abandon this model of capitalism that grows increasingly insatiable – promoting a consumption that leads inevitably to the privatization of collective goods. One of the most recent and striking examples is water, or public transport, education and health in Italy.
We need to support local agricultural activities and boycott the products of multinational companies, already excessively wealthy. The trade should support producers and consumers, promoting an exchange directly between persons of the same territory, while at the moment the logic of multinational corporations is bleeding both.  Kannayan argues that: “The main purpose of agriculture should be to feed the world, instead it only feeds large multinational companies.”
We must abandon the belief that they are "things" to make us happy and work on ourselves, only beings from which comes our well-being, with simple things, that are almost always non-material.